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Leggende del Garda

by / 1 Commento / 12 settembre 2015

Leggende del Garda…alzi la mano a chi piace fantasticare e viaggiare con la fantasia!

Oggi affrontiamo un argomento decisamente interessante con un’esperta e appassionata del lago e dei suoi misteri. Fin dall’inizio, come puoi leggere nella mia bio, mi ero riproposta di parlare non solo di eventi, gusto, cultura e scoperte, ma anche di storie di vita.

La vita di chi ama, custodisce e contribuisce a sviluppare l’interesse per il nostro meraviglioso Lago di Garda.simona cremonini

Quindi eccoci qui a conoscere Simona Cremonini, una che di storie e miti legati al Garda ne sa parecchio: da anni ricerca, investiga e riporta tutto nei suoi libri. Soddisferà qualche curiosità sul suo lavoro e poi…ci racconterà una leggenda.

Vuoi scoprire di quale mito si tratta? Leggi il post fino in fondo.

Ora comincia l’intervista.

  • Simona, nella vita sei una giornalista/copywriter. Qual è stata la molla che ti ha spinta ad interessarti ad un argomento così singolare come quello delle leggende del Garda?

“A dire la verità il mio progetto di recupero e riscrittura delle leggende del lago è iniziato molti anni prima di diventare una copywriter, sono 17 anni che me ne occupo, mentre è una decina d’anni che la scrittura è la mia professione.

Come è nata questa ricerca? Io sono da sempre un’appassionata del mondo del fantastico e del cosiddetto “sovrannaturale”, oltre al fatto di aver inventato e scritto storie fin da bambina.

L’interesse per le leggende del Garda è nato quando su un giornale locale bresciano (la mia casa di famiglia è a Manerba) per caso mi sono imbattuta in una storia su una strega realmente perseguitata in Valtenesi. Questa collisione tra la mia passione per il fantastico e uno dei luoghi della mia vita mi ha fatto iniziare questa ricerca, che poi si è tramutata in un’enorme mole di materiale (in buona parte confluita nei miei saggi), oltre che in una serie di racconti nonché in una saga gardesana ispirata a leggende locali, su cui sto lavorando e che viene accennata nel mio ultimo libro di narrativa, Garda Doble”.

copertina garda doble

  • Negli anni hai pubblicato molti libri e approfondimenti, andando alla ricerca anche di legami insoliti, come quelli tra leggende e cibo. Che cosa rimane ancora da scoprire?

“Potrebbe sembrare che le ricerche possano finire presto quando si lavora sempre sulla stessa area geografica, tra l’altro molto esplorata dall’archeologia e dalla storia; in realtà gli approfondimenti stanno proseguendo perché ci sono ancora molti temi ancora inesplorati o poco valorizzati. Nei prossimi anni, oltre a portare avanti la mia idea di narrazione, voglio fare luce proprio su luoghi e tematiche non ancora svelati o poco battuti dalla storia locale”.

  • Qual è il mito che ti ha colpita di più? Ti va di raccontarlo ai lettori di Gardamio?

“In quasi 20 anni ho avuto modo di “interagire” per ragioni o di ricerca o di narrativa con pressoché ogni aneddoto e ogni mito del Garda: e a modo loro, ognuno di essi mi ha emozionata, anche perché si tratta di leggende che, anche se oggi sono un po’ messe da parte, sono state “vive” in un passato del lago e, nel tempo, ogni autore che se ne occupava ha avuto la capacità di regalar loro nuovi colori in ogni epoca.

Volendone raccontare una… in questi giorni sto rileggendo le opere del salodiano Milio Voltolina che nella sua “Coltivazione degli orti”, oltre a una splendida illustrazione delle colture e un grande omaggio d’amore alla sua Isabella, dedica uno spazio anche al ricordo di una romantica leggenda locale di Salò.

La leggenda della Ninfa Tavine

Il luogo specifico oggi è uno dei tanti bei golfi che si trovano da queste parti, ma un tempo era il punto del lago in cui aveva trovato casa una ninfa meravigliosa. Aveva lunghe trecce bionde e iridi azzurre e il suo nome era Tavine.

lido delle tavine

Era così bella che non appena vi si imbatté il dio del lago, il dio Benaco, non poté fare a meno di innamorarsene perdutamente a prima vista.

Così cominciò a corteggiarla ma la stupenda creatura restava indifferente a qualunque cosa lui facesse per attirarne l’attenzione. Infatti il cuore di Tavine era già occupato da un sentimento per il giovane pastore Cisso che, mentre i suoi animali pascolavano tranquilli, si intratteneva per interi pomeriggi d’amore con la ninfa.

Quando il dio Benaco scoprì tutto questo si adirò e, travolto da una rabbia cieca, poiché non poteva avere Tavine per sé, trafisse Cisso a morte con il proprio tridente d’oro, avuto in dono dal padre Nettuno, per poi immergersi di nuovo nel suo lago.

alba da Salò

Tavine era disperata, così che decise di lasciarsi morire. Ma gli altri dèi, mossi a pietà, la fecero addormentare profondamente. Mentre era assopita i suoi piedi si fusero col terreno, fino a diventare radici, mentre le sue gambe e le sue braccia si modificavano in rami, il fusto in un tronco e i capelli in fronde. Tavine venne trasformata in un salice ma allo stesso tempo i resti ancora sanguinanti di Cisso subirono anch’essi un processo magico: mutarono infatti in una pianta rampicante, un’edera che avvolse l’albero che era divenuta la sua amata.

edera (1)

In questo modo nessuno poté più allontanare i due innamorati, e ancora oggi non è raro vedere piante d’edera che abbracciano alberi attorno al lago.

Concludo dicendo che in questa leggenda ci sono molti elementi ricorrenti della mitologia gardesana, ed è bello vedere che questa “regione” riesce a stupire in ogni suo angolo”.

Ti è piaciuto questo racconto? Ti affascina il mondo della mitologia? Se vuoi saperne di più sulle leggende del Garda ti consiglio di dare un’occhiata al sito di Simona: www.leggendedelgarda.com

Scoprirai che il Lago è pieno di misteri!

One Comment

  1. Bellissima e affascinante nella rievocazione di elementi naturali e mitologici, tra fiaba e leggenda.

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